Cage e dintorni

Cage e dintorni

Nel corso della storia tricentenaria del pianoforte, i timbri e i suoni di questo strumento sono stati oggetto di ricerca da parte dei compositori. Il programma vuole evidenziare proprio questa interessante (e a volte inaspettata) ricerca.

Punto di partenza è lo splendido Rondò in la minore di Mozart, che risale al 1787. È un perfetto esempio di come il genio salisburghese abbia saputo esplorare un nuovo linguaggio armonico e formale, facilitando il passaggio dall’Empfindsamer Stil(lo stile sentimentale tanto amato anche da Haydn) alla nuova prorompente emotività che sarà tipica del romanticismo, e di cui si sente eco, fra l’altro, nel tema tortuoso e piangente del rondò.

Altro passaggio importante riguarda i tre brani seguenti, che potremmo quasi definire “padre, figlio e nipote” di uno stesso filone “acquatico”. Il brano di Liszt, Les jeux d’eaux à la Villa d’Este– premonitore di molta musica che verrà – racconta delle vivaci fontane della romana Villa d’Este e, pur essendo intriso dello spirito religioso tipico dell’ultimo periodo di Liszt (vi è pure una citazione dal Vangelo secondo Giovanni), indica nuove strade armoniche e virtuosistiche da percorrere.

Ravel nel suo Jeux d’eau raccoglie l’invito lanciato molti anni prima da Liszt e lo sviluppa in modo impressionistico e sensuale: lo testimonia l’epigramma del poeta Henri de Regnier esposto a inizio brano (“Dio fluviale che ride dell’acqua che lo solletica”).

Un ulteriore passaggio di staffetta si ha con la divertente (e divertita) Anamorfosi di Salvatore Sciarrino. Nel segno del post-moderno si ha qui una fusione della musica “alta” e “bassa”, e allo stesso tempo un omaggio affettuoso alla musica pianistica di Ravel. Il gusto della citazione di suoi brani di natura “acquatica”, diventa pretesto per esplorare il campo non sempre popolare fra i compositori di oggi, dell’ironia.

Il bellissimo brano di Toru Takemitsu Les yeux clos II si potrebbe considerare un altro possibile sviluppo del germoglio sonoro lisztiano: si uniscono in esso rigore compositivo e amore per il suono e per le profondità liquide delle risonanze lunghe del pianoforte.

Se fino a qui abbiamo esplorato un possibile percorso intorno a musica che subisce il fascino di certo pianismo ottocentesco, la seconda metà del programma ci conduce in territori altrettanto affascinanti ma forse meno conosciuti.

Il perno centrale qui è la musica di John Cage, il grande provocatore americano, non sempre compreso nei suoi percorsi compositivi. Il brano In a landscaperisale al 1948. In esso l’effetto magico di mobilità nella fissità è ottenuto grazie al pedale tenuto dall’inizio alla fine e alla scelta di poche note usate per tutto il brano in una fantasiosa danza di scambi e permutazioni.

The willows are new del sino-americano Chou Wen-Chung risale al 1957. Egli fu uno dei primi a gettare le basi per le contaminazioni sonore dall’oriente che oggi sono fatto comune. Le ampie “pennellate” usate dall’autore si potrebbero paragonare al gesto appassionato del calligrafo cinese che traccia – alterando la pressione del pennello  sulla carta – intricati ideogrammi con tratti ora leggeri ora decisi, con estro mutevole e imprevedibile.

 Wichita-Vortex-Sutradi Philip Glass nasce come musica di accompagnamento al poema omonimo di Allen Ginsberg. È un interessante esempio di musica minimalista, composto nel 1988. Il principio generatore di questo tipo di musica è creato dalla suggestione di semplici accostamenti di figure ritmiche, di armonie, di tempi diversi che per loro stessa natura creano un flusso continuo di musica dal forte impatto emotivo. Qui le idee vengono accostate, talvolta variate, ma rimangono aderenti alla forza emotiva esposta al loro primo apparire.

Penultimo brano in programma è un’altra composizione di Cage, intitolata Suite for toy piano. Si potrebbe considerare un ironico omaggio alle suites per strumento settecentesche, essendo formato dall’accostamento di più brani brevi, se non fosse che è scritto per un particolare strumento, diventato molto di moda negli ultimi anni: il pianoforte giocattolo. Ognuno dei brani è caratterizzato dall’uso di un numero molto limitato di suoni: al piccolo strumento si adegua una tecnica compositiva appropriata!

Ultimo brano in scaletta è Primitive, che risale al 1942 ed è pensato per pianoforte preparato. Questa è la scoperta geniale di Cage degli anni Trenta: uno strumento tradizionale in cui sono stati inseriti oggetti fra le corde (come ad esempio viti, strisce di feltro, pezzi di plastica) in modo da alterarne il suono, rendendolo simile ad uno strumento a percussione delicatissimo e affascinante. Al pianoforte preparato l’autore americano ha dedicato molte composizioni fra cui il suo intenso e articolato capolavoro (70’ di musica) “Sonatas and Interludes”, terminato nel 1948.

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