Scusi, ha visto un pechinese?

Scusi, ha visto un pechinese?

Non sappiamo se davvero – come una certa vulgata antimodernista vorrebbe farci credere – ‘si stava meglio quando si stava peggio’. Senz’altro, in tempi di regimi autoritari, sanzioni economiche, leggi fascistissime, censura e polizia politica, il pubblico accorreva in massa ad applaudire dive e divi (per qualcuno minori…) del teatro leggero di varietà e di rivista. Certo, la voglia di evadere da una quotidianità tutt’altro che allegra motivava chi riempiva ‘a tappo’ i tanti teatri di città e di provincia che mettevano in cartellone le allegre compagnie di guitti (alcune decisamente blasonate, con Macario Totò Osiris Dapporto… altre più sgangherate e raccogliticce, ma anch’esse  con i loro capocomici, le soubrette, le brillanti, gli attori giovani e almeno 12 gambe 12 italo-viennesi per far sognare una popolazione maschile che ancora palpitava per un erotismo accennato).

Lo spettacolo, allestito dalla compagnia di arte varia formatasi intorno al trio vocale Sorelle Marinetti, ha l’ambizione di riportare in scena e far rivivere, a distanza di più di ottant’anni, quel genere teatrale leggero, quei professionisti del sorriso e del doppio senso sapido, quella musica orecchiabile e ricca di sfumature popolari e al contempo esotiche.

La “Compagnia d’arte varia delle Sorelle Marinetti” sarà in scena all’ECOTEATRO di via Fezzan 11, a Milano, in prima nazionale con il nuovo spettacolo “Scusi, ha visto un pechinese?”.

Le repliche si terranno in questi giorni e a questi orari:

Sabato 16 marzo – h. 20:45
Domenica 17 marzo – h. 16:00
Sabato 23 marzo – h. 20:45
Domenica 24 marzo – h. 16:00

Il sapore del ‘tempo che fu’ in uno spettacolo che attinge direttamente temi, canzoni, atmosfere e stile dal teatro leggero italiano di arte varia della prima metà del Novecento. Una piccola compagnia corredata, però, di ogni sua figura essenziale: il capocomico, la spalla, la soubrette, il brillante, l’attor giovane, il melodico e l’attrazione musicale. Un salto indietro temporale di quasi ottant’anni all’insegna del divertimento, ma anche una garbata operazione di recupero storico in favore di una memoria che rischia di andare perduta per progressivo scolorimento.

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